Botte: Non picchiate i vostri figli: non forgerà il carattere, distruggerà solo l’anima. Però assumetevi la responsabilità di educarli, perché l’essere genitori è educare e amare insieme: ognuno dei due termini senza l’altro diventa una catastrofe.
Starli a guardare con aria idiota mentre sputano addosso alla vicina di casa, sfottono o picchiano il ragazzino più fragile, urlano cicciona dal finestrino alla signora grassa, li distruggerà in maniera ancora peggiore.
I bambini nascono di tre chili e mezzo di peso e cinquanta centimetri di statura proprio perché ci sia un adulto, meglio due di sesso diverso, per prenderli in braccio, coccolarli nutrirli, scaldarsi, ma anche fermarli, assumersi la responsabilità delle scelte che li riguardano fino a quando non saranno in grado di assumersi la responsabilità di sé stessi.
L’incapacità di molti genitori di dire “No” ai propri figli disattiva in questi ultimi la capacità a tollerare le frustrazioni. La capacità a tollerare le frustrazioni si forma per allenamento progressivo in età idonea. Non bisogna allenare un piccolino di tre giorni ad aspettare l’ora della pappa. Bisogna dargli da mangiare quando ha fame. A sei mesi però sarà già capace di rispettare qualche orario. E’ fondamentale insegnare a un bambino di otto anni che potrà avere la nuova bici solo alla fine dell’anno scolastico e solo se avrà lavorato bene. I bambini cui non viene mai detto no, cui non viene mai imposta una regola non crescono felici, ma con un disturbo antisociale di personalità. Compito del genitore è insegnare le regole del branco o della società, se si parla di animali sociali o creature umane, perché il piccolo possa inserirsi tra gli altri senza suscitare rifiuti e possa, nell'imparare a rispettare le regole, esercitarsi nell'autodisciplina e nella conoscenza della propria forza.
Di capitale importanza è che il quattordicenne impari che è abbastanza in gamba da affrontare la classe senza quel tipo lì di pantaloni (o giacca o scarpe o quello che è e farsi amare o rispettare. La capacità a tollerare le frustrazioni è il primo passo per arrivare alla la capacità di trasformare le frustrazioni in occasioni, che è la strada per diventare ragionevolmente felici. I bambini che vivono in famiglie caotiche sono più infelici di quelli che vivono in famiglie rigide. La ferocia fa normalmente parte del bagaglio naturale in dotazione a ognuno di noi per la sopravvivenza. La ferocia è normalmente presente dove non ci sia stata educazione. Proviamo a bruciare un barbone. E perché no?.
I nostri figli devono avere regole per poter affermare il proprio io violandole. Dove non ci sono regole, quelle violate saranno le regole stesse della vita. La sedicenne morta di overdose a un rave party è una desolata testimonianza.
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Botulino. Tossina di un clostridio, batterio strettamente parente di quello del tetano. È tutta gente che campa bene senza ossigeno e il clostridio del botulino campa benissimo sott’olio, nelle conserve fatte in casa, o fatte industrialmente presso ditte che hanno idee molto creative sull’igiene. Ammazza a dosi minime per paralisi dei muscoli scheletrici ed è usato per migliorare i sintomi di alcune malattie neurologiche.
È usato anche per attenuare le rughe. Dura solo tre mesi, ma almeno non fa un male porco come il lifting chirurgico. Le rughe sono dovute alla contrazione dei muscoli mimici, il botulino causa un rilassamento delle rughe mediante una paresi, cioè una paralisi moderata, dei muscoli mimici. Sta diventando un problema per le attrici, che sembrano più giovani, ma diventano amimiche, cioè prive di mimica. La mimica è una forma di comunicazione, la più antica e diretta e chi ci rinuncia, anche se fa l’impiegata in banca e non è Nicole Kidman, sta rinunciando a un pezzo della propria vita. Soprattutto sta rinunciando alle rughe. E le rughe che sono? La prova certa dell’esistenza di Dio, o perlomeno, la prova certa dell’esistenza di un’intelligenza che regola e ha regolato la presenza della vita. Le rughe dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che l’evoluzione non è stata regolata solo dal caso e dalla necessità. Cercate in casa una vecchia borsa di cuoio, un cintura, vanno bene anche delle scarpe o una poltrona, qualsiasi oggetto purché di cuoio e parecchio stagionato. Il cuoio ha delle rughe. Quelle rughe sono un segno di entropia, termine ampolloso che dovrebbe misurare la tendenza al disordine dell’universo, in realtà indica semplicemente che “tutto scorre” e nulla è mai come prima. Il termine disordine è errato, perché il suffisso dis indica un giudizio di valore, indica un peggiorativo. Che la carne marcia sia peggiore e più disordinata della carne fresca, è opinione non condivisa dai batteri che se la stanno sbafando. Vero è che è impossibile tornare allo stato originario, tutto scorre, ma il suffisso dis indica che lo stato attuale è peggiore di quello passato, comunque migliore di quello futuro, non è un caso che l’autore del concetto di entropia sia morto suicida. Il concetto di entropia, spostato arbitrariamente dalla macchine termiche a spiegazione dell’universo, è una delle numerose scienze atee, prive di qualsiasi logica e fatte da gente che non conosce la biochimica, diventate dogmi del nichilismo del nostro tempo. Anche le molecole di cibo che smettono di essere cibo e diventano parte del nostro corposono un esempio di entropia, visto che non possono essere mai più riportate allo stato originale. Anche le molecole che mettono di essere cibo e diventano il figlio unico e irripetibile che portiamo in grembo sono un esempio di entropia, secondo questi poveri scienziati tristi. In realtà aumentano la complessità del sistema e quindi sono un esempio di extropia. Le rughe e la morte sono extropia, aumentano la complessità del sistema oltre a fornire pietanze e allegria ai batteri saprofaghi. La vecchia borsa di cuoio piena di rughe ha cinque anni. La mia pelle ne ha solo tre. La borsa di cuoio è costituita da venti anni sempre dalle stesse molecole. A ogni urto qualche molecola salta, non c’è più, qualche altra di irrigidisce, perde di elasticità e si spacca, si forma la ruga. La mia pelle è giovanissima, ha solo tre anni. Ogni tre anni tutte le molecole della mia pelle, del mio cuore, delle ossa, del cervello, sì insomma di tutti i pezzi, sono sostituite. Il mio corpo è un continuo fare e disfare e rifare. Le rughe sulla pelle, la colonna vertebrale che perde di elasticità non sono un segno di vecchiaia, cioè di molecole che si sono usurate, ma che è arrivato un ordine dal cuore del sistema, i cromosomi. Fino a una certa età l’ordine è : costruite in maniera corretta. Da una certa età in poi l’ordine è costruite in maniera sbagliata, non fabbricate più elastina, deve avere le rughe, deve morire. Per dare ordini diversi, il sistema deve aumentare di complessità. Pensate a due neonati, uno di razza umana e l’altro è un cagnolino. Ambedue hanno muscoli e ossa sane, ma dopo 14 anni il neonato umano è un adolescente nel pieno della sua forza, il cagnolino sta agonizzando. Non è che in origine i muscoli, le ossa, il cuore del cagnetto fossero di qualità scadente e si sono usurate prima. Il cuore del sistema, i cromosomi, contenevano l’ordine di morte mediante invecchiamento in un tempo massimo di quindici anni. La morte non è il fallimento della vita, è un suo ordine. È più facile mettere nei cromosomi l’ordine: “costruisci sempre uguale”che l’ordine: costruisci fino a un certo punto bene e poi sbaglia il montaggio. È più facile , ci vogliono meno cromosomi, a fare un cuore che batta sempre, che non un cuore che dopo i primi decenni comincia a sbagliare i colpi e poi si ferma. Un essere immortale è biologicamente più facile di un essere mortale. E ha anche più figli. Eppure, durante l’evoluzione, non si sono mai formati degli immortali. Ringraziamo la pecora Dolly, visto che senza la sua clonazione, tutto questo non l’avremmo capito. Quando noi cloniamo un individuo otteniamo un neonato, che però, adulto, ha la stessa età del soggetto clonato. Immaginiamo di clonare un uomo di trenta anni, Piero. Intanto che il bambino, Piero 1, cresce e arriva a venti anni, Piero ne ha cinquanta. Piero e Piero 1 hanno entrambi, biologicamente, 50 anni, e moriranno di vecchiaia insieme, con le stesse rughe.
Le rughe mi servono per guardarmi allo specchio e sapere che il meraviglioso tempo della mia vita è in parte passato. Mi ricorda di godere ogni istante. Mi ricorda che il tempo della mia meravigliosa morte si sta avvicinando. Il momento della gioia è ogni istante. È molto più facile essere felici da vecchi che non da giovani. La vecchiaia è il penultimo dono, quello che ci costringe a trovare la felicità dov’è. Fino a quando siamo giovani, pieni di energia, sprechiamo il tempo a cercare la felicità dove noi vorremmo che fosse, dove pensiamo che possa stare, nel successo, nella bellezza, magrezza, strafigaggine, nei viaggi in capo al mondo, invece è nel giardinetto sotto casa. La vecchiaia ci prepara all’ultimo grandissimo dono. La morte. E sono doni straordinari.
Sul concetto di Entropia rimando ai testi di Fabio Marchesi.
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