Silvana De Mari
Medico chirurgo
silvana.demari@libero.it
La verità vi renderà liberi. Giovanni
8:31,32
Nell’ora dell’inganno universale dire la
verità è un atto rivoluzionario. George Orwell.
Questo articolo è molto crudo e contiene immagini
che un bambino non dovrebbe vedere, ma ancora di più
contiene immagini che un bambino non dovrebbe subire. Ci sono migliaia,
milioni di uomini e donne nati nell'islam che sono contrari a qualsiasi
tipo di mutilazione sessuale, che ne sono desolati, che ne sono
nauseati. Stiamo dalla loro parte.
La verità ci renderà liberi, non il politicamente
corretto, qualcosa dove prima si decide cosa “è
giusto”, poi si lima e si aggiusta, fino a che la
realtà da raccontare riesce a entrare nel contenitore.
Perché se è vero che la verità ci
renderà liberi, è valido anche che la menzogna ci
inchioderà alla schiavitù, quindi facciamoci un
pensierino quando sacrifichiamo la verità al politicamente
corretto. Potremmo pagarne il conto. E potrebbe essere un conto atroce.
Questo articolo è un approccio politicamente scorretto sulle
Mutilazioni Genitali Femminili.
E possiamo usare l’acronimo mgf, quando ne parliamo,
così risparmiamo qualche sillaba, io a scrivere e voi a
leggere, è con queste tre lettere ingentiliamo, il suono
diventa emmegieffe
potrebbe essere la marca di qualche cosa, un qualche apparecchietto
elettronico per ascoltare musica, è un suono dove le urla e
la vergogna non risuonano, dove gli avvoltoi scompaiono nel candore
asettico della carta stampata.
Questo articolo tratta di mgf. È della necessità
etica di fermarle. Non esiste relativismo che possa giustificare la
tortura di un bambino.
Sono un chirurgo e ho lavorato anche un Etiopia. Ho visto per la prima
volta un’infibulazione all’ospedale di Bushulo, in
Etiopia. Le sale operatorie erano sale operatorie african style, vale a
dire un unico stanzone con quattro lettini e grandi finestre chiuse da
zanzariere. A causa della infibulazione rifatta dopo il parto, una
giovane donna non riusciva più ad espellere il sangue
mestruale. Era stato lasciato un orifizio, ma la suppurazione che era
seguita aveva causato un edema, in altre parole un gonfiore ai tessuti,
e l’edema aveva chiuso l’orifizio. Il sangue
mestruale non potendo defluire era rimasto a stagnare trasformando la
vagina in una sacca piena di sangue, che a causa della presenza di
batteri era “marcito”, la vagina era diventata una
boccia che premendo sulla vescia le impediva di svuotarsi e la vescica
era diventata enorme. La pressione nella vescica era aumentata,
perciò i reni non riuscivano a lavorare e si stavano
distruggendo. La vescica diventata, a sua volta, una boccia enorme
premendo sull’intestino aveva causato un blocco intestinale.
Io dovevo svuotare la vagina e la vescica. La cosa più
urgente era mettere un catetere che drenasse l’urina, ma in
quel disastro di tessuti cicatriziali martoriati e suppuranti era
impossibile capire dove fosse l’uretra quindi avevo svuotato
la vescica passando per via addominale: si infila un grosso ago
attaccato a un tubicino nella vescica attraverso la parete addominale.
Una volta svuotata la vescica, reni e intestino avrebbero ricominciato
a funzionare. A quel punto avevo svuotato la vagina riaprendo per
l’ennesima volta la vulva di quella povera donna. Era uscito
il sangue, nerastro, infetto, con un odore nauseabondo e a quel punto
gli avvoltoi attirati dall’odore di morte erano venuti a
sbattere contro le zanzariere. La donna sarebbe morta da lì
a poco per infezioni urinarie ricorrenti e insufficienza renale. Aveva
dieci anni meno di me ed era stata condannata a morte, non da un
cancro, non da nemici che l’avevano aggredita, ma dalla
“sua civiltà”. Mentre cercavo di
evacuare il più possibile di quella roba nerastra, gli
avvoltoi alle mie spalle si avventavano contro le zanzariere, pazzi per
quell’odore di morto, di putrefatto, che invece veniva da
ventre vivo di una donna. Questa foto è stata scattata quel
giorno: è sottoesposta perché non ho usato il
flash, ma si vede il finestrone con l’avvoltoio.

Esiste una scienza che si chiama fisiopatologia del dolore, che ci dice
come un bambino torturato subisca alterazioni devastanti e permanenti a
tutta la sua struttura fisica e psichica. Questo articolo è
dedicato alla scrittrice somala Ayaan Hirsi Ali,
infibulata a cinque anni come descritto nello straordinario libro
L’infedele, ma soprattutto grandissima combattente contro il
relativismo che mette sullo stesso piano il rispetto dei diritti
dell’individuo e la loro mancanza.
Riporto le parole di Hirsi Ali
In Somalia, come in molti paesi dell’Africa e del
Medio Oriente, le bambine sono rese “pure”
asportando parte dei loro organi genitali. Non c’è
altro modo di descrivere questa procedura, che in genere si esegue
verso i cinque anni. Dopo che clitoride e piccole labbra sono state
letteralmente raschiati via, nei casi più compassionevoli
tagliati, gli organi genitali vengono ricuciti in modo che una spessa
fascia di tessuto formi una cintura di castità costituita
dalla carne cicatrizzata. Viene lasciata una minuscola apertura,
opportunamente posizionata, per la fuoriuscita di un sottilissimo
flusso di orina ( Ci si accorge che una donna non è
infibulata semplicemente sentendola orinare. Le donne infibulate
riconoscono subito la non infibulata, la donnaccia perché
orina con un getto forte, cioè “come un
uomo”.) Solo con grande forza e sofferenza si
potrà in seguito allargare l’apertura, lacerando
il tessuto cicatriziale e permettendo così di avere rapporti
sessuali.
LA MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE È PRECEDENTE
ALL’ISLAM. NON TUTTI I MUSULMANI LA ADOTTANO E TRA COLORO CHE
LA PRATICANO ALCUNI NON SONO DEVOTI (E NON SONO MUSULMANI ) MA IN
SOMALIA DOVE QUASI TUTTE LE BAMBINE SONO SOGGETTE
ALL’INFIBULAZIONE, LA PRATICA È GIUSTIFICATA IN
NOME DELL’ISLAM. Le ragazze non circoncise saranno possedute
dai demoni, cadranno nel vizio, nella perdizione e diventeranno
prostitute. Gli iman incoraggiano tale pratica come garanzia di purezza
( L’infedele Rizzoli, pagina 42).
Ayaan Hirsi Ali ci racconta la sua esperienza. Le parole tra parentesi
sono mie
Poi toccò a me. Ormai ero terrorizzata.
- Quando avremo tolto questo “kintir” (clitoride)
tu e tua sorella sarete pure.- Dalle parole della nonna e degli strani
gesti che faceva con la mano, sembrava che quell’orribile
kintir, il mio clitoride, dovesse un giorno crescere fino a penzolarmi
tra le gambe. Mi afferrò e mi bloccò la parte
superiore del corpo ... Altre due donne mi tennero le gambe divaricate.
L’uomo che era un cinconcisore tradizionale appartenente al
clan dei fabbri, prese un paio di forbici. Con l’altra mano
afferrò quel punto misterioso e cominciò a
tirare…Vidi le forbici scendere tra le mie gambe e
l’uomo tagliò piccole labbra e clitoride. Sentii
il rumore, come un macellaio che rifila il grasso da un pezzo di carne.
Un dolore lancinante, indescrivibile e urlai in maniera quasi disumana.
Poi vennero i punti: il lungo ago spuntato spinto goffamente nelle mie
grandi labbra sanguinanti, le mie grida piene di orrore …
Terminata la sutura l’uomo spezzò il filo con i
denti…Ricordo le urla strazianti di Haweya, anche se era
più piccola, aveva quattro anni, scalciò
più di me per cercare di liberarsi dalla presa della nonna,
ma servì solo a procurarlo brutti tagli sulle gambe di cui
portò le cicatrici tutta la vita.
Mi addormentai, credo, perché solo molto più
tardi mi resi conto che le mie gambe erano state legate insieme, per
impedire i movimenti e facilitare la cicatrizzazione (dato
che c’è stata una perdita di sostanza, clitoride e
piccole labbra, le gambe legate insieme permettono la cicatrizzazione,
ma la cicatrizzazione avviene in retrazione. Non
c’è più tutto il tessuto necessario
perché le gambe possano essere divaricate completamente.
Nessuna farà più la spaccata. Anche dare un
calcio a un pallone può essere impossibile, come andare a
cavallo o, nei casi più gravi, nuotare a rana. Nei casi
più gravi, dove infezioni riducono ulteriormente il tessuto,
le donne non possono più divaricare le gambe per
accovacciarsi e urinare e, dove non esistono water, devono urinare
dalla posizione in piedi con l’orina che scola tra le gambe,
scola un filino alla volta, una goccia alla volta.) Era buio
e mi scoppiava la vescica, ma sentivo troppo male per fare
pipì. Il dolore acuto era ancora lì e le mie
gambe erano coperte di sangue. Sudavo ed ero scossa dai brividi.
Soltanto il giorno dopo la nonna mi convinse a orinare almeno un
pochino. Oramai mi faceva male tutto. Finché ero rimasta
sdraiata immobile il dolore aveva continuato a martellare penosamente,
ma quando urinai la fitta fu acuta come nel momento in cui mi avevano
tagliata. Impiegammo circa due settimane a riprenderci. La nonna
accorreva al primo gemito angosciato. Dopo la tortura di ogni minzione
ci lavava con cura la ferita con acqua tiepida e la tamponava con un
liquido violaceo, poi ci legava di nuovo le gambe e ci raccomandava di
restare assolutamente ferme o ci saremmo lacerate e allora avrebbe
dovuto chiamare quell’uomo a cucirci di nuovo. Lui venne dopo
una settimana per esaminarci. Haweya doveva essere ricucita. Si era
lacerata urinando e lottando con la nonna…L’uomo
ritornò a togliere il filo dalla mia ferita. Ancora una
volta furono atroci dolori per estrarre i punti usò una
pinzetta. Li strappò bruscamente mentre di nuovo la nonna e
altre due donne mi tenevano ferma. Ma dopo questo anche se avevo una
ruvida spessa cicatrice tra le gambe che faceva male se mi muovevo
troppo, almeno non fui più costretta a restare sdraiata
tutto il giorno con le gambe legate. Haweya dovette attendere
un’altra settimana e ci vollero quattro donne per tenerla
ferma… Non dimenticherò mai il panico sul suo
viso e nella sua voce…Da allora non fu più la
stessa…aveva incubi orribili. La mia sorellina un tempo
allegra e giocosa cambiò. A volte si limitava a fissare il
vuoto per ore. (svilupperà una psicosi)
… cominciammo a bagnare il letto dopo la
circoncisione.
Do per scontato che tutti abbiano letto almeno un articolo
sull’argomento. Vi invito lo stesso a fare
l’esperimento di andare su Google, digitare mgf e dare una
scorta ai risultati. Ci sono anche articoli molto buoni scritti da
dermatologi, ginecologi e chirurghi. Più o meno le
affermazioni saranno queste.
L’intervento di infibulazione consiste
nell’asportazione della clitoride, e nella sutura dopo
scarnificazione delle piccole labbra vaginali. La sutura viene spesso
fatta con spine di acacia. È una pratica tribale africana
L'escissione asporta il clitoride.
La circoncisione asporta solo pelle del prepuzio. Un taglietto che
asporta un pezzetto di pelle. In molti siti è specificato
come sia una pratica che non lascia conseguenze sulla donna. In tutti i
siti ufficiali è specificato che la pratica delle mgf non ha
nulla a che fare con le religioni:l’affermazione che siano
legate all’islam è un pregiudizio dovuto al
razzismo islamofobo.
Dunque, riassunto: l’infibulazione è una roba da
tribù disperse nella savana, l’ulteriore
particolare delle spine di acacia ci inchioda all’immagine
del sonnacchioso villaggio con i muri di fango e sterco di capra.
Falso. L’infibulazione era diventato retaggio delle campagne,
completamente cacciata dalle città dalla diffusione del
cristianesimo e dei costumi occidentali, negli anni ’50 e
‘60. È stata rilanciata dai leader anticoloniali
come affermazione terzomondista di africanità (cfr Alice
Walker, Possedere il segreto della gioia). La scrittrice somala Hiirsy
Ali, infibulata a cinque anni, in un quartiere dove tutti hanno
l’acqua corrente e l’elettricità,
l’anno prima di cominciare le elementari, racconta il
martirio delle bambine infibulate, ma anche la persecuzione di quelle
non infibulate, additate come mostri di oscenità
dall’iman alla scuola coranica, per poter essere massacrate
di botte dagli altri ragazzini.
L’infibulazione è una pratica sempre
più diffusa anche nelle zone non rurali, cui non
è più possibile sfuggire nella Somalia delle
corti islamiche,e per cortesia lasciamo perdere le spine di acacia.
Restano le due piccoline. Escissione del clitoride e la semplice
circoncisione.
Andiamo a leggere cosa ne dicono gli islamici.
Riporto dal Sito http://islam.forumup.it
[Sito Ufficiale dei Fedeli Islamici in Italia] :
"A proposito della Circoncisione Femminile"
Dal momento che ultimamente è capitato di parlare di
circoncisione femminile, e dal momento che si è constatato
esserci molta confusione sull’argomento, è
sembrato opportuno spendere due parole sulla questione. Il calderone
mediatico sotto cui soffia il fuoco dell’islamofobia tende
spesso a fare una grande confusione sulla questione, accusando
l’Islam di atti incivili che, al contrario, gli sono del
tutto estranei. Dal momento che questa situazione si viene a creare
spesso e volentieri, non è inopportuno spiegare bene quale
sia la posizione del Fiqh sull’argomento. Si è
anche potuto osservare come l’uso di cenni e linguaggi
allusivi per pudore (considerato che l’oggetto della
discussione è l’intimità femminile)
possa essere utile a far capire la questione solo a chi…
già la conosce. Ergo, userò qui un linguaggio
anatomico esplicito, in modo da non lasciare adito a nessuna
confusione.
Prima di spiegare la posizione della Shari’ah in merito alla
circoncisione femminile, è necessario comprendere
l’oggetto di cui stiamo parlando. Possiamo distinguere le
principali forme di escissione genitale femminile in tre categorie:
1) Circoncisione femminile shariatica, che consiste nel taglio di una
piccola estremità del prepuzio clitorideo.
2) Clitoridectomia, che consiste nell’asportazione
dell’intero clitoride.
3) Infibulazione o circoncisione faraonica, che consiste
nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di
parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la cucitura
della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la
fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale.
Mentre la prima forma di escissione non ha alcuna seria conseguenza per
il normale svolgimento della vita di una donna (come la circoncisione
maschile non ha alcuna seria conseguenza per la vita di un uomo), le
ultime due forme di escissione sono pratiche altamente lesive, e
vietate categoricamente dalla Shari’ah, che invece parla (con
diversi gradi di raccomandazione, a seconda della scuola giuridica)
esclusivamente della prima.
Soprattutto, se è abbastanza palese come la circoncisione
femminile sancita dalla Shari’ah non si possa confondere con
l’infibulazione, essa non deve essere confusa nemmeno con la
clitoridectomia, come invece alle volte accade. La differenza tra
queste due forme di escissione sta nel fatto che la clitoridectomia,
come già detto, implica l’asportazione
dell’intero clitoride, mentre la circoncisione femminile di
cui parla la Shari’ah no. Il clitoride è un organo
erettile posto poco al di sopra della vulva, e appena sopra le grandi
labbra della vagina. Da un punto di vista anatomico presenta diverse
rassomiglianze col pene maschile, e difatti condivide con esso gran
parte della terminologia medica. Infatti, il clitoride è
costituito da una sorta di asta composta di corpi cavernosi (che,
proprio come il pene maschile, fanno si che essa si erga durante
l’eccitazione sessuale), e da un glande sormontato da un
prepuzio, chiamato, per l’appunto, prepuzio clitorideo. Ora,
la circoncisione di cui parla la Shari’ah consiste
esclusivamente nel taglio di un minima parte del prepuzio clitorideo, e
precisamente delle sue estremità, in modo molto simile a
quanto accade per la circoncisione maschile (che però
consiste nell’asportazione dell’intero prepuzio che
ricopre il glande del pene).
Quindi l’affermazione che l’islam non
c’entri nulla con le mutilazioni femminili? Qui abbiamo la
risposta. L’islam, ufficialmente, condanna
l’escissione del clitoride e l’infibulazione. Se
poi qualche iman la raccomanda in qualche sperduto villaggio, o in
tutta la Somalia, la teoria non cambia. Ogni civiltà ha la
sua quota di gente che non ha capito niente. La posizione ufficiale
è questa.
A questo punto nessuno ha più dei dubbi che la circoncisione
femminile, asportazione di un pezzetto del prepuzio, sia raccomandata
dalla sharia. E sia sempre più diffusa. È stata
introdotta negli ultimi quattro anni anche in Indonesia, ora
è la volta della Malesia. Rende le donne più
belle e delle musulmane migliori.
E l’affermazione che le mgf non c’entrino con
l’islam? Nessuna contraddizione, ci spiegano sul sito.
Semplicemente la circoncisione femminile non è una
mutilazione sessuale, perché non lascia conseguenze
né fisiche né psichiche, come sostengono sul sito
e come cinguettano le antropologhe islamicamente corrette, la
Pasquinelli, per esempio, antropologa ed esperta di infibulazione
(sic!) autrice del libro Infibulazione, uno dei libri dove appunto si
parla di spine di acacia. La circoncisione femminile è un
taglietto che leva un pezzetto di pelle e basta, non è una
mgf. L’islam, condanna escissione e infibulazione, che,
quelle sono mgf, raccomanda la circoncisione, ma la circoncisione non
è una mgf, e quindi il conto torna.




La circoncisione femminile shariatica, che, ripeto
perché deve essere chiaro, consiste nel taglio di una
piccola estremità del prepuzio clitorideo, un taglietto che
leva un pezzetto di pelle, non lascia conseguenza sulla donna, come
garantiscono i siti islamici e le antropologhe simpatizzanti, che non
considerano sui loro libri la circoncisione una vera mutilazione
perché è solo un taglietto che leva un pezzetto
di pelle. ( avete notato la ricchezza di diminutivi, mentre si parla di
dolore? ) Certo:la cicatrice però è
devastante. Chi non ha studiato fisiopatologia chirurgica non
ha l’allenamento mentale a pensare che il peso di un
intervento non è dato da quanto si è tolto, ma da
come si forma la cicatrice. Nella lobotomia non si leva nulla. In
realtà anche levando solo un pezzetto di pelle, la
cicatrizzazione è tale da annullare la funzione. Nella
circoncisione maschile il prepuzio resta un cilindro, solo
più corto. Nella circoncisione femminile il clitoride
è piccolo, non ce la fa a sporgere tenendo aperto il varco.
Il prepuzio cruentato si chiude. La cicatrice si forma al di sopra del
clitoride, il cilindro diventa un cappuccio. Il clitoride resta
incarcerato dalla cicatrice, coperto, separato, al riparo da qualsiasi
stimolazione che causi l’orgasmo. Non solo, se la donna si
eccita i corpi cavernosi vanno in erezione, urtano la cicatrice e si
crea dispareunia.(dolore nell’atto sessuale) In
più la distinzione tra semplice asportazione del prepuzio e
asportazione del clitoride è una pia illusione. Sarebbe
possibile senza problemi dopo la pubertà, dove una volta
preso il prepuzio e tirato c’è sempre uno spazio
di millimetri al di sopra dei corpi cavernosi. In una bambina il
clitoride è piccolo, siamo prima della pubertà.
La operatrice ( come diavolo si chiama costei? La tagliatrice, la
mammana?) mette due dita sul prepuzio, tira e con una forbice grande su
una bimba che si agita e urla, dà la sforbiciata sotto alle
dita. Nei casi dove il prepuzio è lungo,
c’è lo spazio perché la sforbiciata sia
al di sopra dei corpi cavernosi, in tutti gli altri li prende in pieno.
La cosiddetta circoncisione nel 50% dei casi diventa una
clitoridectomia parziale, con le caratteristiche della clitoridectomia:
dolore ed emorragia enormemente superiore alla semplice circoncisione,
che già quella era insopportabile.
Sono tessuti sensibilissimi, ricchissimi di terminazioni nervose. Il
dolore subito da bambini, esiste una fisiopatologia del dolore,
è distruttivo per la psiche umana. Il dolore ingiusto
configura la vergogna. La circoncisione maschile può avere
una funzione di cura, evitare la fimosi (restrinigimento dell'ultima
parte del prepuzio dovute alle infezioni ricorrenti) nei luoghi dove
non è possibile una buona igiene e possono instaurarsi
balanoprostiti, cioè infezioni ricorrenti del prepuzio. La
circoncisione maschile è sempre accompagnata da ammirazione
e fierezza per l’organo sessuale del bambino ed è
esterna, riguarda un organo esterno: il corpo del bambino non deve
essere spalancato per arrivarci, non è vissuto come
sé stesso, ma come il proprio pene. La circoncisione
femminile è sempre accompagnata da disprezzo, il disprezzo
che le madri hanno per il proprio corpo di donna: è sempre
accompagnata da vergogna. Il dolore è modulato dalle
emozioni: il sentirsi amato, accudito, forma endorfine e diminuisce il
dolore. Il dolore è moltiplicato dalla vergogna e diventa un
danno strutturale, può diventare un danno epigenetico, una
danno cioè che altera l’espressione dei geni: se
nella persona ad esempio c’è un gene che favorisce
una determinata malattia, aumentano le probabilità che
questa malattia si instauri. Il dolore segue una via ascendente, la via
spino talamo corticale, e quando è un dolore prolungato, per
esempio quello che si ha in un’ustione, oppure nella
clitoridectomia o nella infibulazione, dove a causa della perdita di
sostanza la cicatrice impiega un mese a formarsi e la bambina deve
restare un mese con le gambe legate l’una
all’altra, può succedere che la via del dolore, la
via spino talamo corticale, resti stimolata talmente a lungo che il
secondo neurone di questa via non riesce più a ritornare
silente, non eccitato. Il dolore si autonomizza. Il dolore,
cioè, diventa malattia autonoma, sganciato dalla
stimolazione dolorosa. Si hanno il fenomeno dell’allodinia (
la parte risponde con la sensazione di dolore alla semplice
stimolazione) oppure alla completa autonomizzazione del dolore: dolore
in assenza di stimolazione. Un bambino torturato mantiene per tutta la
vita gli ormoni da stress alti e quindi la sua soglia del dolore
è sempre più bassa: quando da adulto deve andare
dal dentista sente più dolore degli altri. Esattamente come
un bambino che è stato terrorizzato, per esempio
perché è rimasto sotto un bombardamento, per
tutta la vita sarà più spaventato degli altri. Le
bambine torturate possono perdere la capacità, tipicamente
femminile e materna, dell’empatia e possono diventare con
facilità le torturatrici delle figlie ( la perdita
dell’empatia è dovuta alla perdita di particolari
cellule nervose chiamate neuroni a specchio) e tutto il popolo aumenta
le sue potenzialità di ferocia, o, almeno, diminuisce le sue
capacità di compassione.
“…questa pratica fa delle donne delle migliori
musulmane, le rende più belle agli occhi dei loro mariti, le
rende più equilibrate psicologicamente e soprattutto al
riparo della libido…” dicono gli uomini
dell’Assalaam Foundation Organis, sauditi e ricchissimi, che
stanno finanziando la campagna di capillare diffusione della
circoncisione shariatica, cioè islamica. In Indonesia la
mutilazione sessuale non c'è mai stata, mai MAI; MAI; MAI;
MAI; la stanno diffondendo ora, la insegnano nelle scuole
perché in Indonesia non la conoscono.
Le foto sono state scattate a Bandung,in Indonesia, nel 2006. Siamo in
una scuola media. Le foto non sono state fatte di nascosto. Le signore
guardano compiaciute la fotografa che loro stesse hanno invitato.

La necessità e l’urgenza di fermare le mutilazioni
sessuali sono assolute. Si comincia dal coraggio di affermare che la
“semplice circoncisione”, quella che queste bimbe
hanno subito, è in tutto e per tutto una mutilazione. Il
relativismo e il politicamente corretto stanno proteggendo queste
pratiche. In Indonesia è arrivata la voce
dell’Assalaam Foundation Organis, ma non è
arrivata la nostra voce. Noi che queste pratiche sono atroci non lo
abbiamo mai urlato, spesso non lo abbiamo nemmeno detto, imbavagliati
dal politicamente corretto e dalle farneticazioni delle antropologhe
islamicamente corrette.
Per inciso: esiste ancora la legge in Italia? Una legge uguale per
tutti?
La legge in Italia condanna il reato di pratica abusiva della medicina.
Dichiarare se le conseguenze di una pratica che presuppone
un’alterazione della normale anatomia umana abbia o non abbia
conseguenze sulla psiche e sul fisico di una persona, è pura
competenza medica.
Una lesione personale che abolisca una funzione, l’orgasmo
è una funzione, è considerata una lesione
personale grave o no? L’istigazione a commettere una lesione
personale grave rientra nel reato di istigazione a delinquere o no?
Oppure ci teniamo tutti la teoria del “non lascia reliquati
fisici e psichici” che è un’idiozia
aberrante, però ci risparmia un bel po’ di guai.
Quello di essere accusati di essere cattivi e razzisti, e a quanto pare
essere accusati di essere cattivi e razzisti è diventato
più importante del proteggere delle bambine da qualcosa che
le spezzerà per sempre. La medicina è proteggere
dal dolore, tutto il resto non è medicina. Noi siamo medici.
La malafede di queste affermazioni è nauseante. Le
antropologhe islamicamnene corrette che cinguettano che queste pratiche
non lasciano conseguenze sul fisico e sulla psiche della bambina, la
medicina non la conoscono e va bene, e la psicologia dove
l’hanno studiata? Sul manuale delle giovani marmotte, la
guida del piccolo pioniere? L’hanno studiata su libri dove le
parole trauma psichico non erano menzionate, i nomi Piaget, Bolby e
Freud non erano nominati. Peccato che spesso queste signore siano
fisicamente le stesse che scrivono che se un padre occidentale
dà un ceffone al figlio perché ha sputato addosso
alla nonna, lo traumatizza per la vita e meriterebbe la sospensione
della patria podestà. I traumi psichici evidentemente
secondo il razzismo totale dei politicamente corretti vale solo per i
bambini di razza caucasica. (credo che si dica così per chi
è scarso di melanina). Quelli più abbronzati
secondo costoro hanno la psiche a forma di Ercolinosempreinpiedi, un
pupazzetto degli anni 50 che non cadeva mai.
E adesso vorrei fermarmi di nuovo a parlare della circoncisione
maschile. Come ho detto è meno traumatica, è
esterna, può rientrare nello schema di prendersi cura, evita
il rischio di balanoprostiti e fimosi, però è
comunque un’amputazione di tessuti sani su minore non
consenziente. In molte regioni le circoncisioni maschili sono fatte dal
SSN. Il Piemonte è una di queste. Il problema è
un problema spinoso. Una buona politica è stata
disinteressarsene e che le famiglie se la sbrogliassero da sole.
Teoricamente può essere considerata un eccesso di
prevenzione, possiamo non intervenire. Una cosa è non
intervenire, tolleranza, una cosa è farlo in ospedali
pubblici a spese dello stato, siamo nel campo
dell’approvazione, non più della tolleranza.
Il problema è: è corretto eseguire un intervento,
teoricamente preventivo, ma in effetti inutile, in una struttura
ospedaliera a spese del SSN?
Abbiamo il diritto di spendere il denaro dei contribuenti per
“operare” dei sani? Le persone non possono
sottrarsi a pagare il SSN, se qualcuno si rifiutasse di pagarlo sarebbe
incriminato per evasione fiscale: Abbiamo il diritto di spendere il
denaro dei contribuenti per un’operazione che non ha la sua
necessità nella cura di una malattia? Tra l’ altro
per farlo violiamo in pieno la nostra etica: la chirurgia o
è utile perché cura una malattia o è
dannosa perché crea una malattia, la malattia chirurgica. In
questa maniera ci mettiamo la nostra etica sotto i piedi e per farlo
usiamo i soldi dei contribuenti. Se non lo facciamo noi i genitori
prima o poi si rivolgerebbero a strutture private e noi leveremmo il
SSN dalle linee di tiro. In più ogni popolo ha diritto alle
sue usanze. Anche noi siamo un popolo. Qui da noi la maggioranza dei
medici sono o cristiani o liberi pensatori. Per un cristiano la
circoncisione rituale è una violazione
dell’affermazione di Gesù: nessuna cosa creata dal
Padre mio è indegna. Per un libero pensatore la
circoncisione rituale è una violazione alla regola che
ognuno appartiene a sé stesso e non alla religione dei suoi
genitori.
E ora facciamo un puro discorso di quattrini, quattrini di cui siamo
responsabili perché non sono un bene infinito, ma finito, e
se ne abbiamo per una cosa, poi non ce ne è per
un’altra.
La chirurgia e l’anestesia sicura al 100% non esistono. Prima
o poi ci sarà un incidente con un bambino da circoncidere.
Abbiamo il diritto di far correre il rischio operatorio che non
è mai uguale a zero, per un’operazione rituale,
all’interno del SSN? Se le cose vanno male fuori
dall’ospedale? Se le cose vanno male fuori
dall’ospedale non è un problema del SSN e si evita
un risarcimento che è di nuovo a spese dei contribuenti. In
più le cose che vanno male mentre stiamo curando un malato
sono meno terribili, dal punto di vista umano, certo, ma anche da
quello assicurativo, dei rischi che si corrono per
“curare” i sani. Se perdo un paziente e succede,
perché la chirurgia e l’anestesia sicure al 1000
per mille non esistono ancora, per operarlo di appendicite è
un conto, se devo operarlo di chirurgia estetica o rituale,
cioè se non aveva alcuna malattia, è un altro
conto, anche dal punto di vista assicurativo.
Ultimo imbarazzante problema: e se il paziente ci denuncia? Supponiamo
che un bimbo circonciso con circoncisione statale diventi un adulto che
ha deciso di disinteressarsi della religione che noi gli abbiamo cucito
sulla pelle e che il prepuzio lo vuole. Forse ha deciso di
sbattezzarsi, succede, lo fanno anche i cristiani, lì
però non è stato tagliato niente, è
più facile. Oppure il bimbo diventa un adulto che si
è innamorato di una donna indù, buddista, taoista
o sick e lei lo vuole con il prepuzio o niente. Il ragazzo ci denuncia.
Gli abbiamo tagliato un prepuzio sano, mentre era un minore.
Teoricamente è possibile. L’operazione
è stata perfetta, ma è stata fatta su un minore
sano e non consenziente. Ma il diritto civile e quello assicurativo ce
li siamo dimenticati? L’esame di medicina legale lo abbiamo
dato tutti.
Non ci mettiamo nei guai. L’obbligo di curare i sani facendo
chirurgia rituale con i soldi dello stato non lo abbiamo giurato
né a Ippocrate né allo stato. Insisto: leviamo
noi stessi, i nostri ospedali e i quattrini dei contribuenti dalle
linee di tiro. Nessuno di noi si è laureato per realizzare
il sogno di fare circoncisioni rituali. Se qualcuno lo vuole fare, lo
faccia in strutture private, se ne assuma la responsabilità
e sono affari suoi.
Tutti gli altri, quelli che lavorano per il SSN, per favore, lasciamo
perdere.
Abbiamo abbastanza malati per riempire il nostro tempo e le sale
d’aspetto sono già piene al di là della
sopportazione. Abbiamo il diritto di fare aspettare una prostatectomia
indispensabile un giorno di più perché bisogna
anche fare le circoncisioni rituali? E abbiamo già
abbastanza grane. E da un punto di vista teorico, la circoncisione
rituale dovrebbe essere fatta a 18 anni: sarebbe splendido, un vero
atto di fede.
Anche quella, però, fuori dagli ospedali del SSN:
Silvana De Mari
Una foto del Sidamo, dove ero io, regione bellissima, dove le donne difendono la propria verginità da sole, visto che ognuna di loro riceve una lancia dal proprio padre e sa combattere. Nel Sidamo non ci sono mai state mutilazioni sessuali.
Le mutilazioni erano delle profughe dal nord dell’Etiopia, spostate al sud per la guerra con l’Eritrea, il colera e la carestia.


Io a Bushulo.