La strega, il cavaliere, la morte e il diavolo.
Il racconto "La strega, il cavaliere, la morte e il diavolo" è la prima storia che ho scritto. A diciotto anni, dopo aver visto il film "Brancaleone alle Crociate" ne ho cominciato le prime righe.
L'ho finito quindici anni dopo, in una domenica di Giugno, durante una sonnacchiosa guardia in Pronto Soccorso.
Il riferimento non è la Bradamante dell'Ariosto e nemmeno quella di Calvino, ma la tradizione orale dei pupi siciliani.
È, la mia, una Bradamante di epoca barocca, che mischia invasione saracena, caccia alle streghe e inquisizione perchè la sua Sicilia, come la Terra di Mezzo, appartiene a tutte le epoche e le riassume.
I Mori attaccarono poco prima del tramonto. L'aria era caldo e polvere. Da quasi due mesi non c'era più stata una goccia di pioggia. Tutto quello che poteva seccare si era seccato. Di vivo c'erano rimasti solo le mosche e i contadini, ma i contadini ancora per poco: la cavalleria musulmana non era passata alla storia per la bontà di cuore... (continua)
Torna SuUna storia come tante.
Venerdì 7 Aprile.
Eserciti di formiche girano per la mia casa. Si intersecano e si incrociano, formando geometrie di righe e puntini.
Quando manca la corrente, durante i temporali estivi, la televisione non funziona, e allora guardo loro, con il loro continuo movimento di puntini che si spostano e si intersecano. Portano via le briciole che mi cadono dal letto. Faccio un infinita attenzione a non schiacciarle quando mi alzo. Senza di loro, la mia solitudine sarebbe veramente infinita, come quella di un astronauta su un meteorite... (continua)
Torna SuCronache del Capitano di vascello Aquindici, disperso sul pianeta dei barbari.
Erano le 5 del mattino di un quindici marzo insolitamente gelido per la stagione. La città era solo un seguirsi di sagome sfuocate e scure. Faceva un freddo porco e tutto era ricoperto di brina. Il tram era appena partito e fendeva la nebbia gelida, illuminandola con i suoi fari gialli. Lo guidava il signor Antonio Cravella detto dagli amici Toni, che alle ore 5 di quel quindici Gennaio stava pensando agli affari suoi. Gli affari suoi erano che da lì a due ore sarebbe smontato e andando a casa doveva ricordarsi di fare la spesa: pane, latte, trenette e pesto. Per essere sicuro di non dimenticarsene Antonio Cravella detto Toni continuava a ripetersi quelle quattro cose come una filastrocca... (continua)
Torna SuCapua 1860.
Si chiamava Giacomo ed era figlio di un nobile. Era la sua una schifezza di nobiltà.
C'era stata la Repubblica Partenopea e il Cardinale Ruffo, per salvare il regno, aveva promesso un pezzetto di terra, e chissà, magari anche la nobiltà, a chi si dava da fare a sotterrare i rivoluzionari, ma bisognava darsi da fare sul serio, non solo aspettare gli inglesi e dire due preghiere... (continua)
Torna SuL’ultimo esame.
Il liceo è ancora chiuso.
Non sono il primo. Ci sono ragazzi e ragazze seduti davanti che aspettano l'apertura. Sono giovani uomini e giovani donne che aspettano di sapere con che voto andranno affrontare la vita e l'esame di ammissione alla facoltà. Mi siedo nascosto tra le colonne del porticato. Non voglio incontrarli. Non voglio le loro condoglianze. Non tollero il mi dispiace tanto di chi ha la vita davanti... (continua)
Torna SuBuon Natale.
Caro Bambino Gesù,
perchè non mi hai portato niente, che io invece sono stato buono e non ho fatto arrabbiare nessuno, a me mi bastava poco, anche solo un pezzo di torrone, ma qualcosa mi toccava ed era giusto che me la portavi, perchè allora a me chi me lo fa fare di non essere cattivo, tu però il torrone tu me lo dovevi portare... (continua)
Gentilissimo Dottor Babbo Natale,
mi auguro di non disturbarla indirizzandomi a lei al 9 di Gennaio (in realtà da tre ore è già il 10 ). È senz’altro una data insolita, ma, d’altra parte, probabilmente per lei questo è un momento di relativo riposo, durante il quale il suo orecchio benevolo potrè disperdersi nell’ascolto di inutili e innocue fantasticherie, quali sono le mie... (continua)
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