Buon Natale.

Caro Bambino Gesù,

perché non mi hai portato niente, che io invece sono stato buono e non ho fatto arrabbiare nessuno, a me mi bastava poco, anche solo un pezzo di torrone, ma qualcosa mi toccava ed era giusto che me la portavi, perché allora a me chi me lo fa fare di non essere cattivo, tu però il torrone tu me lo dovevi portare. 

Allora mi è venuto in mente che forse tu non mi hai portato niente perché non sai dove sono, magari qualcosa mi hai portato, ma al posto dove stavo prima, a Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, mentre adesso io sto qui, che dalle finestre vedo il mare, ma per il resto non mi piace e io qui non ci voglio stare e ci sono gli scarafaggi e i bambini più grandi dicono che sono scemo e io voglio andare a casa da mamma, ché a casa mia c’è un albero di fichi che sono buoni e anche la mia mamma è buona, e allora, visto che neanche il torrone me l’hai portato, fammi andare via di qui e tornare da mamma e se proprio non si può, almeno l’anno che viene, portami il torrone.

Tanino.


Regio Orfanotrofio degli Orfani di Guerra, Via della Consolata

Napoli, 26 dicembre 1916.


Domenica, 9 gennaio 2004 notte,

anzi

Lunedì 10 gennaio 2004, tre ore dopo mezzanotte,

quattro ore prima dell’alba.


Gentilissimo Dottor Babbo Natale,

mi auguro di non disturbarla indirizzandomi a lei al 9 di gennaio

( in realtà da tre ore è già il 10 )

E’ senz’altro una data insolita, ma, d’altra parte, probabilmente per lei questo è un momento di relativo riposo, durante il quale il suo orecchio benevolo potrà disperdersi nell’ascolto di inutili e innocue fantasticherie, quali sono le mie.


Chiarissimo Commendator Babbo Natale,

sono le tre e dieci del mattino e qui fa un freddo porco che nemmeno sull’ice-berg del Titanic.

Ci sono ghirigori in ghiaccio di imperiale bellezza sui vetri delle mie finestre, sono sicuro che nessuno dei miei compagni di classe ha mai potuto vedere una simile meraviglia. Sono desolato di questa disuguaglianza. Non potrei avere anch’io i vetri appannati dall’interno? Mi impegnerei a non scriverci sopra: dato che i vetri come i pavimenti e i piatti li lavo io, so che li sporca.

Si potrebbe avere un riscaldamento che funziona in questa casa? Magari per l’anno prossimo? Potrebbe farci un pensierino? Ci sono vari tipi di riscaldamento alternativo. Quello elettrico costa uno sterminio di elettricità ed è poco ecologico. Il mio preferito è quello a mais. Granoturco. Non le sembra una cosa straordinaria, la geniale risoluzione del problema energetico. Il granoturco cresce consumando acqua e anidride carbonica e poi brucia producendo acqua e anidride carbonica: è il genio umano che ha quadrato il cerchio, come forse lei avrà capito il mio scopo è laurearmi sia in chimica che in fisica per occuparmi dei due problemi cardini dell’umanità: inquinamento e energia. Al momento il mio sogno è una stufa a mais, ma le stufe a mais sono orrendamente care. Lei potrebbe fare qualche cosa?


Esimio Professor Babbo Natale,

Sono le tre e un quarto del mattino. Qui fa un freddo porco e io sono disperato perché domani è lunedì e ricominciano le scuole. Parliamoci chiaro: del freddo porco in realtà non mi importa un fico, lasci perdere il riscaldamento, non è quello il problema. Torniamo alla disperazione.

Come avrà notato dalla nostro epistolario precedente o per essere più corretti, dall’assoluta mancanza di un nostro epistolario antecedente alla data odierna, io non credo in lei. Non ci ho mai creduto neanche a quattro anni e nemmeno a tre, guidato sulla via della ragione ( forse il termine corretto è inchiodato sulla via della ragione) sia dall’iper razionalismo della mia esimia madre, sia dalle sue invariabili vicende economiche finanziarie ( “tanto sono tutte fesserie e poi non c’è una lira.” Dal 2001 siamo passati al “non c’è un euro”). Essendo questa, in assoluto, la prima volta che oso rivolgermi a lei, potrebbe avere la cortesia di fare qualcosa per me, l’unica cosa che mai mi interessi: trasformarmi in qualsiasi altra cosa che non sia io? L’optimum sarebbe qualcuno con i poteri di Spider-man  e/o la muscolatura dell’incredibile Hulk. In alternativa potrei essere trasformato in un ragazzino magro? Se magro non è possibile, almeno non proprio grasso? Vorrei essere trasformato in uno non così grasso come sono io adesso, tanto per essere chiari, e con i denti davanti dritti. Vede, io sono uno che somiglia molto a qualcosa di appena scappato da uno zoo. Così almeno mi fanno spiritosamente notare i miei compagni di classe, con le loro gioiose voci cristalline, mentre mi inseguono fino a casa per tirarmi addosso pezzi di merendine e gomme già masticate. La cosa è enormemente peggiorata dopo che la prof di ginnastica mi ha invitato a mettermi a dieta davanti a tutta la classe.


Eccellentissimo Dottor, Commendator, Professor Babbo Natale,

glielo potrebbe spiegare lei alle prof di ginnastica che c’è un momento in cui la tristezza diventa mortale e che annegandola nel pane e margarina (il burro è troppo caro per la mia mamma) migliora un ò?  

Glielo potrebbe spiegare anche, visto che c’è, che dire a uno davanti a tutta la classe che deve dimagrire, equivale a condannarlo a morte? 

Io sarei disposto a vendere l’anima al diavolo per annullare questa somiglianza a un evaso da uno zoo, l’anima me la potrei anche a svendere per la precisione, ma il diavolo non compare mai quando serve, forse è occupato altrove in affari di maggior spessore o, probabilmente, il rendermi una persona meno ridicola è al di sopra anche delle sue notevoli possibilità. Oppure il diavolo lo sa benissimo che l’anima di noi ridicoli la possiede già, perché la disperazione distrugge qualsiasi slancio, qualsiasi barlume, immiserisce, inacidisce, uccide: un’anima morta. Perché pagare una cosa che già si ha?

Potrebbe fare qualche cosa lei?

Come avrà notato dalla mia sfolgorante prosa, su cui mi permetto di attirare ulteriormente la sua attenzione, io sono lo straprimo della classe, lo straprimo della scuola, ma nemmeno questo diminuisce, scalfisce il mio essere ridicolo.  A proposito di ridicolo, le sarebbe possibile di ispirare al governo l’idea di mettere una tassa invalicabile sui gomitoli di lana, ferri da calza e soprattutto uncinetti così che la mia signora madre e la mia signora nonna non possano più impiegare tutto il loro tempo a fabbricarmi maglioni autenticamente fatti a mano con le trecce e i buchetti e io possa andare a scuola con una felpa?


Caro Babbo Natale,

sono le tre e mezzo del mattino. Fa un freddo porco e io sono disperato; sono davanti al frigo a mangiare spaghetti freddi avanzati (a cena li avevo lasciati nella speranza di dimagrire) perché il vuoto che ho dentro è intollerabile e mangiando qualcosa si attenua.

Tra quattro ore e mezza saranno le 8 di oggi, lunedì 10 gennaio, e io andrò a scuola inseguito da pezzi di merendine e spintoni, anche se non ho mai fatto male a nessuno in vita mia, e il bidello (ooops, personale non docente) sorriderà benevolo e mi spiegherà, ovviamente senza congiuntivi né condizionali, che se dimagrissi, non mi succederebbe, mentre la bibliotecaria  la stessa cosa  me lo spiegherà in maniera grammaticalmente corretta. E se non la pianto di strafogarmi di spaghetti domani peserò mezzo chilo di più e i pantaloni che già mi vanno stretti saranno veramente stretti. Ti prego, Babbo Natale, se proprio non mi puoi trasformare in un altro, almeno fa’ che regga il bottone dei pantaloni.  Puoi almeno fare il miserabile miracolo, se proprio i pantaloni mi devono saltare, se proprio devono riempirmi di sputi e ridere di me, di fare che succeda quando lei non c’è? Lei sai chi è vero? Ti prego Non è una gran cosa, non dovrebbero servire eccezionali poteri. Fino qui almeno ci potresti arrivare?

Vedi, è difficile spiegare cosa vuol dire essere ridicolo. Anche quando sarò riuscito a laurearmi in chimica e fisica, anche se ci riuscissi a risolvere il problema dell’energia, anche se mi dessero un Nobel o anche due  io non smetterei di sentirmi ridicolo, anzi di esserlo.


Caro Babbo Natale,

sono le quattro del mattino. Fa un freddo porco e io sono talmente disperato, che l’unica idea che mi è venuta è scrivere a te che non esisti:  però se tu esistessi, saresti grasso.

Meravigliosamente e deliziosamente grasso.

Un uomo perbene e grasso, come il nonno che non tutti sogniamo,  che porta i regali ai bambini.


Caro Babbo Natale,

ho notato con stupore e indignazione che quest’anno la tua meravigliosa effige è stata vergognosamente oltraggiata.

È comparso un nuovo tipo di decorazione natalizia, costituita da orrendi tizi magri e atletici con il tuo costume addosso, che se ne stanno appesi alle case, impiccati ai balconi, aggrappati ai fili dell’alta tensione, e non si sa che accidenti stiano facendo: forse stanno portando via l’argenteria o mettendo nelle case dell’esplosivo, perché un Babbo Natale magro sembra una via di mezzo tra un rapinatore e un terrorista.      


Caro Babbo Natale,

ho cambiato regalo: non voglio più essere qualcun altro.

Potresti portarmi la fierezza di essere me stesso? Voglio essere fiero di essere una persona perbene, grasso come te. Voglio essere contento di essere grasso, perché senza tutto questo peso sarebbe stato difficile resistere alla tentazione dei jeans bassi con la mutanda di fuori e della maglietta striminzita. Essere grassi è una forma di rivolta, il rifiuto dell’omologazione, l’unica rivolta autentica insieme a essere il primo della classe. Sono fiero dei miei atroci maglioni a trecce e buchetti che mi fanno sembrare ancora più grasso e che in un mondo paralizzato sull’omologazione sono autenticamente fatti a mano da gente che mi vuole bene. Sono fiero di avere un sogno, quello di quadrare il cerchio della produzione di energia e della non produzione di inquinamento e il solo averlo sognato è un valore.

Voglio crescere e restare una persona perbene, qualcuno che porti i regali ai bambini e non faccia male a nessuno mai. 


Caro Babbo Natale,

devi essere uno che c’è, in tutti i sensi. Sta già funzionando.

Già che ci sono vorrei ringraziarti di essere io: sono uno che non fa male a nessuno, ho una  madre che mi vuole un bene dell’anima, che è fiera di me e che anche se mi deve tirare su da sola, mi considera una specie di dono. Forse non sei tu l’utente di questo ringraziamento o forse lo sei.

In fondo Babbo Natale, nato per caso dalla pubblicità della Coca Cola, è il concetto di Dio spiegato ai bambini. Le renne al posto degli angeli. Viene dal cielo. Porta conforto ai giusti e punisce i reprobi solo con la mancanza di doni: niente fiamme eterne, niente olio bollente, forconi incandescenti, venti infuocati.

Babbo Natale è un buon Dio raccontato ai bambini, per questo ci piace tanto. 

Adesso me ne vado a dormire.

Ti ringrazio dell’ascolto e dell’aiuto.

Con affetto Stefano.


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