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Arduin il Rinnegato

 

 

 

Arduin il Rinnegato 

  • dai 13 anni
  • Ares, 2017. (Pre-prequel de L’ultimo elfo) Età: dai 13 anni all’età adulta

 

  • Booktrailer
  • https://www.youtube.com/watch?v=iWuYFwd_aEA

Sia ne L’ultimo elfo che ne L’ultimo orco viene ricordato Arduin, il grande re che trecento anni ria aveva fermato gli orchi. Qui scopriamo la sua storia. Arduin in realtà era un orco, un orco con un’infanzia durissima e atroce, ma non priva di amore, con un’etica brutale imparata di lupi che si può riassumere in una frase: non si uccidono i bambini. Coloro che  lo fanno devono  essere fermati, anche se sono il tuo stesso popolo, anche se sono i tuoi fratelli d’arme.

Qualche riga

Gli accampamenti orchi erano una magnifica bolgia, un lieto e giulivo ammasso di combattenti vincitori, ognuno con la faccia resa irriconoscibile da una maschera.

La birra scorreva in enormi boccali di peltro ammaccato e sudicio, vecchio di generazioni, il che ne aumentava il valore. Sontuosi fuochi sormontati da arrosti e salsicce di cinghiale si

alternavano alle picche con sopra le teste tagliate degli uomini. Quelli che erano stati guerrieri, avevano ancora l’elmo sulla testa, così che si potesse riconoscerli e i loro pali erano eletti a orinatoi.

Arduink passò davanti alle loro bocche spalancate, penetrò nelle loro espressioni allibite.

Al centro nella parte dell’accampamento destinata ai grandi orchi Morgahul, quelli del regno

centrale, di cui anche Arduink faceva parte, c’era un palo con una testa ormai completamente marcita, avvolta in velluti rossi, che le facevano come da corona.

Difficile che uno riuscisse ad avere una faccia intelligente mentre gli tagliavano la testa.

Arduink sentì dentro di sé forte e potente il desiderio di sedersi accanto ai fuochi e condividere le salsicce in mezzo ai pali con le teste tagliate. Non era solo per il profumo e il grasso che

ne colava sfrigolando, era la voglia ancestrale e atavica di essere sé stesso, di essere orco, la fierezza per la potenza della sua gente, per quel loro non aver paura di nulla, attaccare sempre, non indietreggiare mai, mangiare cinghiale, il dono agli orchi della benevolenza degli Dei. Immaginò il reclutatore da giovane a uno di quei bivacchi, che beveva birra e mangiava salsicce.

Le parole «io sono un orco» continuavano a risuonare nella sua mente, forti, pulite e tenere come i passi di un lupo giovane nella neve.

I pali con sopra le teste mozzate, più li guardava più gli sembravano un qualcosa di «bello», se non proprio bello qualcosa di «giusto»: lui e loro stavano finalmente al proprio posto, come lo erano le interiora insanguinate di un agnello sotto le zanne di un lupo.

Lui era un lupo. Era così e basta. Lui era nato orco. Non poteva rinnegarlo, non doveva rinnegarlo, non voleva rinnegarlo. Lui era nato lupo. Loro erano lupi, forti, predatori.

Si stava allontanando dagli accampamenti dei grandi orchi dei regni centrali per avvicinarsi a quelli degli orchetti delle paludi quando si accorse che non c’erano solo teste di uomini.

C’erano anche quelle di parecchie donne.

E di bambini.

Molti bambini.

Le teste di due bimbe piccole con ancora le treccine legate con nastri colorati ornavano gli ultimi due pali della palizzata.

Arduink si fermò a guardarle a lungo, immobile sotto una luna enorme mentre stelle gelide e grosse come pugni brillavano dall’altra parte del vento.

Osservò le treccine, come erano legati i nastri, ne memorizzò il colore.

La furia esplose dentro di lui.

Una furia sorda, livida e totale, che non si sarebbe mai fermata, che poteva solo aumentare sorse e si increspò dentro di lui, invase tutto il suo essere rosicchiando ogni spazio disponibile alla fierezza di essere nato orco.

 

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