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Guerra.

Guerra
Nella fantascienza qualcuno costruisce la macchina del tempo. E a questo punto arriva la domanda: se potessi tornare indietro nel tempo per modificare un unico episodio, cosa vorresti cambiare? Ponendo  che questa possibilità riguardi solo gli ultimi 120 anni, non avrei dubbi. Vorrei essere a Seraievo il 28 giugno 1914, e fermare lo studente servo bosniaco Princip, che in quella data maledetta uccise l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, e sua moglie Sofia. Questo scatenò la prima guerra mondiale, 70 milioni di uomini mobilitati, 9 milioni di soldati uccisi, 5 milioni di civili uccisi. La prima guerra mondiale fu una guerra disumana. Me ne parlava mio padre, quando camminavamo sui prati del Carso: sotto l’erba su cui il nostro cane correva felice c’erano state le trincee.  Uomini erano morti, erano impazziti, erano stati mutilati in una guerra disumana. Fino a quel momento avevamo avuto guerre di tutti i tipi, molte di una ferocia e di una crudeltà spaventosa, ma erano ferocia e crudeltà a misura d’uomo, dato che l’uomo è potenzialmente feroce e crudele. Fino alla prima guerra mondiale, però, i soldati o erano vivi o erano morti, e fino a quando nessuno li ammazzava erano vivi. Potevano stare al sole, potevano camminare nell’erba, potevano orinare in un fosso o contro un albero, ogni tanto potevano mettere le mani su un pollo, ogni tanto dormivano. C’erano battaglie, che potevano durare un’intera giornata, in alcuni casi due, eccezionalmente tre,  e poi c’era tutto il resto del tempo che non era battaglia. Nelle trincee i soldati non erano né vivi e morti. Alcune battaglie sono durate mesi, mesi durante i quali è impossibile dormire. Si sviluppava quindi un particolare tipo di demenza, dovuta al disturbo post traumatico da stress per i bombardamenti e il terrore che si sommava alla mancanza di sonno. In Italia questi pazienti gravemente dementi erano chiamati dispregiativamente scemi di guerra. In Austria volenterosi medici li rimandavano alle trincee grazie a una terapia fatta di dolorosissime scosse elettriche, che, peraltro, spesso non funzionava. Nei mesi in cui durava la battaglia il soldato doveva urinare e defecare nella trincea, trincea spesso invasa da fango. I soldati morti di enterocolite si sommano a quelli ammazzati dai proiettili, e quelli ammazzati dai proiettili sono uno sterminio, dato che la guerra consisteva nell’uscire trincee e correre contro i reticolati sotto il fuoco delle mitragliatrici. Col termine piede da trincea si indicava un particolare tipo di patologia dei  piedi sempre a bagno nel fango mischiato escrementi sul fondo delle trincee, e che poteva arrivare fino alla gangrena. Nella sua mostruosa disumanità la prima guerra mondiale ha comunque avuto il pregio di essere l’ultima guerra in cui il numero di civili ammazzati è inferiore al numero di militari, anche calcolando lo sterminio degli armeni in Turchia. Nella seconda guerra mondiale e nelle successive sono soprattutto civili a morire, sotto i bombardamenti di fame, nelle deportazioni, nei campi di concentramento, a Hiroshima, a Dresda. Un milione di morti nell’assedio di Leningrado. Un milione di morti nell’assedio di Stalingrado. La crudeltà contro civili diventa senza limiti, per questo il ventesimo secolo è stato chiamato dal filosofo Besançon il secolo del Male. La sociologia ha inventato scuse “storiche”: la Germania è impazzita per le umiliazioni inenarrabili e la miseria altrettanto inenarrabile subita col Trattato di Versaille, dopo la prima guerra mondiale. Nulla di tutto questo giustifica un campo di sterminio. E, soprattutto, la ferocia del Giappone è stata inenarrabile e il Giappone non aveva perso la prima guerra mondiale. Come ha spiegato Besançon, esiste il Male, e dove non ci sia un’etica religiosa a smussarlo, i Male si scatena.
Se qualcuno avesse fermato il maledetto studente che uccise l’arciduca e la sua sposa, non avremmo avuto la prima guerra mondiale. Non avremmo avuto la rivoluzione d’ottobre: le figlie dello zar sarebbero invecchiate rubandosi i fidanzati per la gioia dei giornali di gossip. Lenin non avrebbe fatto impiccare 40.000 persone a Sebastopoli Non avremmo avuto i Gulag staliniani. Non ci sarebbe stato lo sterminio degli ucraini mediante la fame. Hitler sarebbe rimasto a Vienna a fare acquerelli. Buchenwald sarebbe il nome di un bosco e Auschwitz il nome di una fattoria. Non avremmo imparato a uccidere i civili del nemico. Non avremmo imparato a danneggiare il loro patrimonio genetico. Con la bomba atomica sganciata sul Giappone per vincere la guerra, oppure sull’arcipelago Marshall o sul Kazakistan per vedere come funzionava, per la prima volta nella storia la deformità dei neonati, il cancro e la leucemia sono diventati un effetto della guerra. A questo si aggiunge il cosiddetto agente arancio, il defoliante usato in Vietnam, a sua volta teratogeno. Le nostre guerre sono diventate disumane. Crudeli erano sempre state, ma ora sono disumane. Essere diventati postcristiani ha scatenato l’apocalisse, non solo dalle due terrificanti religioni atee del XX secolo, comunismo e nazismo, ma anche dalle democrazie. L’arcipelago Marshall, l’isola di Bikini, usato al di fuori di una guerra, per decine e decine di esperimenti nucleari, con tutto il loro corredo di cancro, leucemia e malformazioni, è forse l’esempio più clamoroso. Postcristiani vuol dire che abbiamo perso la cavalleria. Anche l’aborto volontario è una terrificante perdita di cavalleria.
E invece può e deve esistere un’etica della guerra, perché sia pure con la morte nel cuore, quando l’Oscurità avanza le guerre devono essere fatte. Esistono mostri e qualcuno deve fermarli. Per insegnarci la guerra esistono i Santi armati. Questo è rappresentato benissimo ne Il Signore degli Anelli di Tolkien, dove i due eroi, quelli che salvano tutti, sono Sam e Frodo: vale a dire due piccolo borghesi. A loro due non importava un accidente di fare l’eroe. Loro avrebbero voluto restarsene a casetta loro a zappettare le rose e prendere il tè. Ma quando l’Oscurità invade il mondo, loro vanno a combattere. E qui si arriva a Chesterton, l’altro grande scrittore cattolico inglese, insieme a Tolkien. Tolkien e Chesterton ci spiegano quindi l’etica della guerra. L’affermazione fate l’amore e non la guerra è in realtà un’affermazione senza senso. Chi ama combatte, come combattono Sam e Frodo. Sono quelli a cui non importa un fico secco di niente che eviteranno la battaglia.
Come ha spiegato Chesterton, perché una storia funzioni, perché di notte restiamo svegli per arrivare fino a pagina successiva, perché entri nei nostri sogni, devono esserci tre personaggi: la principessa, San Giorgio, il Drago. Ogni romanzo deve conoscere il principio dell’amore e della battaglia, deve esserci una principessa, l’oggetto da amare e per il quale battersi, deve esserci il drago, il potere che la tiene in ostaggio, e deve esserci lui, San Giorgio, che è colui che ama e combatte. La principessa può anche essere il mondo o la terra di mezzo, ma il punto fondamentale è che San Giorgio, o chi per lui, ama e  combatte. Lo stesso principio deve esserci perché una vita funzioni, E ha ragione Chesterton quando afferma che uno dei più tragici errori della cinica filosofia moderna è che l’amare e il battersi siano stati messi due campi diversi anzi opposti. Non è possibile amare qualcuno senza essere disposto a combattere. Non è possibile combattere se non si ama.
A puro scopo di marketing, per coloro che fossero interessati, informo che spiego le linee dell’etica della guerra nei  libri L’ultimo orco e Arduin ilRankstrail e Arduin silvana de mari rinnegato, e il concetto che l’aborto è una perdita di cavalleria nel libro Hania. C’è rimasto il fantasy a parlare di coraggio, lealtà e soprattutto cavalleria: i forti usano la loro forza per proteggere i più deboli. Anche fino alla morte.

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2 Comments

  1. Dott.ssa Mari, grazie di questo interessante articolo. Ho appena letto (dopo aver visto il film da bambino) ‘Niente di Nuovo sul fronte occidentale’, che ben esemplifica quanto da lei scritto qui sulla vita [sic]di trincea. Sto leggendo ora il Signore degli Anelli e amo Chesterton (quel poco che ho letto di lui, ma voglio approfondire). Le volevo chiedere cortesemente se queste riflessioni di Chesterton sulla battaglia (e lo schema principessa-Drago-San Giorgio) sono contenute in un libro specifico, che si concentra sulla fiaba (?), oppure sono tratte da varie opere. Se avesse a portata di mano la fonte di queste riflessioni di Chesterton, e me la passasse, gliene sarei grato. Ho anche acquistato il suo ‘Ultimo Elfo’ e lo leggero’ appena possibile. Cordialmente e grazie in anticipo per l’attenzione. Cordialmente.

  2. Dott. Demari, complimenti per l ‘ottimo articolo. Come testo dedicato alla Grande Guerra, al posto dell’opera di Remarque ,ottimo romanzo, ma come tutti i romanzi carente dal punto di vista storico, le consiglierei il testo ” 1915 -1919 ” scritto da Paolo Caccia Dominioni ,rielaborando il suo diario di guerra autografo ,scritto in in arco dall’ Aprile 1915 all’ Aprile 1919. Un opera realistica ma ormai sconosciuta, pubblicata da Longanesi nel 1965 e da allora praticamente dimenticato. Al contrario il più conosciuto “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu da cui il regista Francesco Rosi ha tratto il film “Uomini contro”,
    è un opera postuma ,scritta nel 1937 e pubblicata l’ anno dopo ; opera in cui l’autore ,confinato a Lipari,
    combattente nella Guerra Civile Spagnola, rifugiato a Parigi , descrive la Grande guerra come un conflitto insensato e violento , non allo scopo di raccontare gli avvenimenti in maniera realistica , ma per attaccare la tirannide e l’inefficienza del regime Mussoliniano , alla luce del suo intervento in Spagna,
    come alleato del nazionalista Francisco Franco.
    Come film le consiglierei “Il Barone rosso” ,girato nel 1973 e “La caduta delle Aquile ” del 1966.
    Inoltre lo sceneggiato RAI del 1989 “Il treno di Lenin ” ,dedicato alle vicende che portarono il leader del futuro Partito Comunista Russo al suo ritorno in Russia ed allo scatenamento della Rivoluzione Bolscevica contro il governo Kerenskij ,alo scopo di eliminare la Russia dal conflitto attraverso una pace separata ,onde accedere alle risorse agricole e di materie prime del paese.
    Per tornare al discorso principale, i romanzi sono romanzi, la realtà è la realtà.
    In un’ epoca tecnologica la tecnologia vince , anche se l’ uomo rimane il fattore determinante.
    Vedere i conflitti del XIX secolo ; Guerra di Crimea , Guerra civiIe Americana , Guerra franco- Prussiana.
    Questo ormai è il fattore determinante , guai a cercare di dimenticarlo.

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