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Libri adatti dai 13 anni in su Io mi chiao Joseph, Giusepe figlio di Giacobbe

 

 

 

Io mi chiamo Joseph

Ares 2018 età dai 12 ani all’età adulta.

https://www.youtube.com/watch?v=nAoYpzPTJNw&t=16s book trailer

https://www.youtube.com/watch?v=GO0_0cc-3j4 intervista

In ragazzino nigeriano “importato” in Itaia da una mafia micidiale per sfruttarlo nella mendicità coatta riesce a fuggire e a liberarsi dai suoi aguzzini. Diventa un piccolo ladro, ma un gruppo di persone perbene, tra cui un veterinario e un gruppo di carabinieri, riuscirà e rimetterlo sui binari giusti, grazie, tra l’altro, ai film di Clint Eastwood. In realtà Joseph è Joseph del massacro, l’unico sopravvissuto  di u intero villaggio.

Qualche riga

Joseph si sveglia e impiega un tempo ridicolmente lungo per ricordarsi chi è, che giorno è, dove si trova. Si chiama Joseph, è domenica, la mattina è già praticamente finita e lui si è svegliato

nel vecchio ricovero per le barche da pesca, abbandonato da anni, che gli fa da tana. Il tempo che impiega per ricordare queste informazioni non è poi così ridicolmente lungo se si calcolano le birre della sera prima. In effetti che si chiama Joseph, che lui è Joseph, non se lo deve ricordare, ma

come tutte le mattine se lo ripete qualche volta a mezza voce, tanto per dire qualcosa, tanto per sentire qualcosa. Joseph ha la bocca piena di amaro e sa di avere lo stomaco. Non è ancora

una sensazione né di dolore, né di bruciore, semplicemente di astiosa presenza. Quando i nostri componenti funzionano noi non sappiamo di averli. Da un po’ di tempo Joseph si sveglia

sapendo di avere lo stomaco.

Il suo corpo di quattordicenne comincia a segnalare che avrebbe bisogno di più cure, ma Joseph non ha idea di come aumentarle, e se anche lo sapesse, non è sicuro di volerle.

D’altra parte, le birre aiutano Joseph ad attraversare il buio della notte senza troppi sogni, o comunque con dei sogni che non invadano poi la memoria al risveglio; tutto sommato non

è poi così terribile sapere di avere lo stomaco.

Di fianco a lui, legato con un pezzo di spago, piagnucola un cane. Joseph im- piega un attimo a ricordarsi del cane. Lo ha rubato il giorno prima e oggi andrà a chiedere la ricompensa. Si tratta di un cucciolo femmina di imperiale valore monetario, Joseph non sa quanti quattrini possa valere la creatura a venderla sul folle mercato ufficiale dei cani di razza, forse un migliaio di euro visto che la ricompensa per chi lo ritrova sono cento euro tondi: all’iperstore una cinquantina di lattine di birra, un mese di sonni tranquilli.

Oppure se comprasse solo venticinque birre, avanzerebbero cinquanta euro per un album da disegno e una confezione piccola di un tipo particolare di matite colorate, quelle che quando ci metti l’acqua diventano acquerelli, la migliore marca di colori al mondo, il sogno di tutti i disegnatori o aspiranti

tali. Questo Joseph lo pensa tanto per pensarlo, un ricordo di quando possedere dei colori, e della carta era il più grande dei suoi desideri, era «il desiderio». Aveva aspettato dieci anni, era l’età minima richiesta a casa sua, per avere da suo padre il permesso di toccare i mitici Caran d’Ache, i colori pastello migliori che esistano. Suo padre era stato professore di filosofia, quando viveva in Nigeria. In Senegal, si era arrangiato, aveva imparato a guadagnare denaro portando in

giro i turisti su una barchetta rossa e facendo acquerelli: a loro piacevano. Ma questo un mucchio di tempo prima, un tempo che non è solo passato, è seppellito. Il tempo dei colori e degli

album è finito. Se Joseph si trovasse ora un foglio e dei colori davanti, non li toccherebbe nemmeno.

Joseph si avvia con la cagnolina legata a un pezzo di spago. Traversa le paludi trascinandosi dietro la bestiola che vorrebbe fermarsi a ogni odore, che si impunta in continuazione. Le dà

anche un paio di strattonate piuttosto secche: la piccola uggiola ma non accelera l’esasperante andatura. Alla fine, Joseph la prende il braccio.

Joseph non è abituato ad avere a che fare con i cani, il Senegal non era un posto di cani. I pochi che c’erano appartenevano a sé stessi, comparivano con il buio, tra la spazzatura di Dakar, di giorno stavano nascosti nelle ombre delle case per non farsi notare.

 

 

 

Giuseppe figlio di Giacobbe, Effatà, 2014 Età: dai 9 anni all’età adulta

Un libriccino su San Giuseppe. San Giuseppe un orfano: e orfano della sua terra, una terra sacra che invece è sotto il giogo dell’impero romano. E orfano della sua sposa che gli dice di essere incinta dello spirito. Per non disonorarla e per non mentire Giuseppe la lascia e si avvia in un viaggio che lo porterà a diventare un guerriero: un guerriero di Dio, un guerriero che affronta il suo compito enorme.

Qualche riga

 «Io sono uno dei tuoi guerrieri, o Mio Signore. Da te mi viene la mia forza, quindi la mia forza è infinita. Starò con te con la mente, con il cuore, con la potenza del braccio destro, con la docilità dell’altro che lo serve. Qualsiasi cosa mi circondi, mai perderò la fede in Te. Questa fede è la mia forza. Vivo nella tua luce e, quindi, nella gioia. Qualsiasi cosa accadrà, mai rinnegherò la gioia di credere in Te. E mai smetterò di ridere e danzare.

La mia fede è la mia gioia»,

 

 

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