FantasyL'ultimo ElfoSaghe

L’ultimo elfo: consigliato dagli 8 anni all’età adulta

L’ultimo elfo,

illustrazioni di Gianni De Conno, Salani, 2004. Età: dagli 8 anni all’età adulta

Booktrailer

https://www.youtube.com/watch?v=Tjjr2gTfZQQ

https://www.youtube.com/watch?v=BMryJrUzUwE

il libro più famoso, tradotto in 20 lingue. In una landa desolata un piccolo elfo trascina la sua disperazione, ma anche se la sua razza e perseguitata due Giusti lo soccorrono. Sia pure in forma estremamente poetica, edulcorato dall’ambientazione fiabesca compare il tema del genocidio. Il libro è usato in Germania, Polonia Francia e Usa per spiegare la Shoà.

Qualche riga

L’abbaiare ringhioso di un cane lo risvegliò bruscamente. Si era confuso. Non era un sogno. C’erano davvero il caldo del fumo e il profumo del fuoco di pigne. Non era solo nella sua testa. Si era avvicinato a un fuoco di uomini.

Ora era tardi.

Le fantasticherie possono uccidere.

L’abbaiare del cane gli esplose nelle orecchie. Il piccolo elfo cominciò a correre. Forse poteva farcela. Se fosse riuscito a correre abbastanza in fretta avrebbe messo abbastanza terra e fango tra lui e il cane. Altrimenti gli uomini lo avrebbero preso e quello di poter morirsene in pace  di freddo e di fame sarebbe diventato un impossibile sogno. Uno dei suoi piedi inciampò in una radice, Ci si incastrò dentro. La sua faccia cadde nel fango. Il cane gli fu addosso. Era finita.

Il piccolo non osava neanche respirare.

Gli attimi passarono.

Il cane gli alitava sul collo bloccandolo, ma non gli aveva ancora piantato i denti da nessuna parte.

  • Lascialo stare- disse la voce.

Era una voce secca, autoritaria. Il cane mollò la presa.  Il piccolo elfo riprese a respirare. Alzò gli occhi. L’umano era altissimo. Sopra la testa aveva dei capelli giallastri avvoltolati come un cordone da tenda. Non aveva nessun ti pelo sulla faccia. Eppure la nonna era stata categoria. Gli umani hanno pelo sulla faccia. Si chiama barba. Era una delle numerose cose che li distinguono dagli elfi. Il piccolo elfo si concentrò per ricordare, poi si illuminò.

  • Tu essere un uomo femmina- concluse trionfante.
  • Si dice donna, imbecille. – disse l’umano
  • Oh, io chiedere perdono, donna imbecille, io fare più attenzione, ora ti chiamo giusto, donna imbecille. – disse il piccolo, volenteroso. Era un problema la lingua degli umani. Lui la conosceva poco e loro erano sempre così terribilmente suscettibili. Anche su questo la nonna era stata categorica.
  • Ragazzo, vuoi finire male?- minacciò l’umano.

Il piccolo Elfo restò perplesso.

Secondo la nonna, l’assoluta mancanza di pensiero logico, più rapidamente riassunta nel termine stupidità, era la fondamentale caratteristica che differenziava la razza umana da quella elfica, e sembrava ancora più granitica di come la nonna la avesse mai descritta.

L’abissale scioccaggine della domanda lo disorientò.

  • No, io non desiderare, donna imbecille- assicurò il piccolo elfo, – io non anelare finire male. Questo non stare trai miei programmi- insistette.
  • Se pronunci ancora la parola imbecille ti scateno addosso il cane: è un insulto- spiegò la donna esasperata.
  • Ah, adesso io comprendere- mentì il piccolo elfo cercando disperatamente di capire quale potesse essere il senso del discorso. Perché l’umano aveva voluto essere insultato?
  • Sei un elfo, vero? –

Il piccolo annuì. Meglio parlare il meno possibile. Dette un’occhiata al cane che, in rimando, ringhiò.

– Io non amo gli Elfi- disse l’umano.

Il piccolo annuì di nuovo. La paura si fuse con il freddo. Cominciò a tremare. Nessun umano ama gli elfi. Lo diceva sempre sua nonna.

chi desidera acquistare il libro con dedica scriva a silvanademariofficial@gmail.com

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