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Sulle ali della libertà, la libertà è quella della nostra anima

dedica sulle ali della libertà silvana de mari

Sulle ali della libertà2018 Lindau Età: dai 12 anni all’età adulta

 

Due fanciulle rapite dai saraceni. È un giorno speciale, il 29 maggio del 1453. È il giorno della caduta di Costantinopoli il Mediterraneo diventa un mare islamico. Isabella e la sua cameriera Geltrude sono rapite e in questo loro viaggio salveranno il mondo o almeno riusciranno a miglioralo, perché anche nella cattività loro conserveranno  la libertà della loro anima. Il libro nasce d un’operazione curiosa e molto bella. Un gruppo di scrittori tra cui Silvana De Mari ha scritto un incipit e dei ragazzi della scuola media hanno scritto la trama. Una trama che include anche una scorrettezza, la città di Barcellona non era all’epoca islamica, che però è stata lasciata per rispetto alla traccia originaria.

 

Qualche riga

«Ho una felice notizia per voi, nipote» mi disse mio zio con tono lieto. «Ho concluso il vostro matrimonio. Andrete sposa a tale Adalberto signore di Macinaggio. Macinaggio è un porto della Corsica di grande importanza come scalo per il Tirreno: le nostre navi che dalla Sicilia vanno in Provenza avranno un porto di appoggio sicuro. Pare che Adalberto vi abbia visto in preghiera nella cattedrale quando è stato qui a

Pasqua e vi vuole anche senza dote. Una fortuna insperata. Non sprecate tempo a ringraziarmi e andate a preparare le vostre cose. La vostra nave parte tra due ore».

Infilai la mano nella tasca e strinsi il rosario, cercando di controllare il terrore e l’orrore di quella folle volontà, e in quel momento la pace del chiostro di Santa Brigida riempì la mia mente.

«Io desidero prendere i voti» dissi con voce ferma. Ne ero certa da sempre.

«Non dipende da voi. Dipende da me, e io desidero che andiate sposa. Ho bisogno di questo contratto di matrimonio e del porto di Macinaggio. E poi nei conventi ci si sveglia alle quattro. Sono posti scomodi». Mio zio si permise addirittura un sorriso, il massimo di cui fosse capace, che scoprì i suoi denti lunghi e gialli.

«Signore zio – osai ancora, – sono troppo giovane per andare sposa. E inoltre la Corsica è un luogo perso, di selvatica, arretrata barbarie, con selve impenetrabili, privo di timor di Dio. Anche i marinai più rozzi ed esperti ne parlano con sgomento».

«Avete quindici anni, basteranno. Non sono timorati di Dio? Li convertirete. Arriverete domenica al più tardi, in tempo per la messa», disse lui con un gesto che voleva al contempo rifiutare le mie obiezioni e congedarmi.

«Il viaggio è un pericolo. I pirati saraceni imperversano sempre più rapaci. Potrebbero rapirmi. Non ci avete pensato?»

«Certo che ci ho pensato, non sono certo uno sprovveduto – replicò. – Il contratto matrimoniale mi dà i benefici del porto di Macinaggio anche se la nave si perde e voi con lei. Se i barbareschi vi rapiscono, potrete convertire anche loro. Sarebbe veramente un’impresa straordinaria, degna del titolo di beata: finireste sugli altari. Ora andate a prepararvi o dovrete partire con gli abiti che portate e niente altro».

«Una volta giunta, rifiuterò le nozze e chiederò di farmi suora». Promisi, decisa.

«Una volta partita, il porto di Macinaggio è mio e sono certo che i corsi, noti per il buon carattere e lo spirito conciliante, non proveranno nemmeno a farvi cambiare idea»

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