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Una canzone per mio padre

 

 

Sta uscendo nelle sale il film Una canzone per mio padre. Un film imperidibile. Il film ha tre pilastri

1 Il valore della paternità imperfetta.

Una canzone per il padre ci ricorda il quarto Comandamento: onora il padre e la madre, oggi non più di moda. Onorare ha due significati: il primo è rendere onore, il secondo, molto più potente, ancestrale e granitico ha il  senso di onorare un debito. Se siamo vivi, vuol dire che qualcosa di giusto papà e mamma devono averlo fatto: non sono stati perfetti, forse non sono nemmeno stati buoni, ma noi siamo vivi grazie a loro e se noi non onoriamo il debito, tutta la nostra mente si azzoppa perché non onorarli implica che il dono che ci hanno fatto, la nostra vita, non ha valore e quindi  che noi non abbiamo valore. Se la mia vita ha valore, hanno valore il padre e la madre che me l’hanno data, anche se imperfetti. Se continuo ad aggredire che mi ha dato la vita, il messaggio che arriva al mio subconscio è che la mia vita non ha valore, e quindi io non ho valore.

Il film mostra un padre imperfetto. Il padre protagonista segue la caratteristica degli esseri umani: fare e dire cose stupide e cattive quando la frustrazione ci travolge o ci travolge l’alcool. L’alcool rende il padre una belva. In effetti, più che imperfetto questo padre è disastroso. Alla violenza fisica si associa quella verbale. Eppure è il padre: è lui che ha portato la sua vita sul posto di lavoro giorno dopo giorno perché il figlio potesse avere un tetto sulla testa e qualcosa nel piatto. Quindi c’è un debito da onorare.

2) Il valore del dolore

Il secondo punto fondamentale del film è il valore del dolore Il dolore è orribile, com’è orribile passare attraverso  il fuoco, ma può essere l’unica strada per salire. La nostra epoca odia il dolore, in effetti è comprensibile, e non ne comprende il valore , e questo è grave. Siamo sommersi dgli anestetici e dall’offerta di eutanasia. Il padre si ammala di cancro del pancreas, una delle tante patologie favorite dall’alcolismo ed è  nella malattia che finalmente la sua anima si libera e ritrova il figlio.

3) Il valore del perdono.

Il terzo tema nel film è il perdono: senza il perdono la nostra vita resta negata nell’astio. Non perdonare vuol dire vivere abbracciati a un nido di calabroni. Il figlio perdona il padre. Il figlio onora il padre. Finalmente la sua anima si ritrova intatta e piena di fede in se stessa e lui riesce a scrivere la sua magnifica canzone.

Ritroviamo il padre. L’essere umano viene al mondo con usa sola competenza: un pinto disperato che attira su di lui l’attenzione di mamma, che lo nutre con le sue mammelle. Anche altre specie hanno mammelle, tutti i mammiferi. Il nostro neonato è l’unico che piange. Il suo pianto è rumoroso, perfora i timpani, traversa i muri. Nessun cucciolo piange: si attirerebbe addosso i predatori. Perché noi lo facciamo? Perché il nostro cervello ancestrale sa che i predatori non possono avvicinarsi a noi perché nostro padre ci protegge con la sua potenza, ci protegge di predatori, dalla fame,  dalla paura. Onoriamo il debito.

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